07 gennaio 2015

Un nuovo antibiotico che resiste alle resistenze

Efficace contro batteri resistenti ad altri antibiotici, la sostanza è stata isolata a partire da un ceppo batterico che non è possibile coltivare con le usuali tecniche di laboratorio. Poiché aggredisce la parte lipidica della parete cellulare dei batteri, e non le loro proteine, è difficile che i microganismi che contrasta riescano a sviluppare una resistenza, ed è comunque improbabile che ciò avvenga prima di diversi decenni(red)

Un antibiotico di tipo del tutto nuovo e che sembra non indurre resistenze nei batteri contro cui agisce è stato isolato da un gruppo di ricercatori della NovoBiotic Pharmaceuticals a Cambridge, in Massachusetts, in collaborazione con l'Università di Bonn e la Northeastern University. La scoperta di questa sostanza è stata possibile grazie a un'apparecchiatura, chiamata iChip, che ha permesso agli autori di coltivare batteri che non si riesce a far riprodurre in provetta con le normali tecniche di laboratorio. La notizia è stata pubblicata su "Nature".

La maggior parte degli antibiotici oggi in uso è stata scoperta all'incirca tra il 1940 e il 1960. Nel corso dei decenni molto patogeni hanno però sviluppato delle resistenze contro di essi e i tentativi di isolare nuove sostanze antibiotiche dai microrganismi sono diventati sempre meno fruttuosi. Una delle ragioni di questi insuccessi è che i ceppi batterici utilizzabili per produrre antibiotici sono molto pochi: quasi il 99 per cento di tutti i microrganismi noti è infatti refrattario alla coltivazione in provetta.

Un nuovo antibiotico che resiste alle resistenze
Staphylococcus aureus meticillino resistente (MRSA) (© SEBASTIAN KAULITZKI/Science Photo Library/Corbis)
Grazie a iChip, Losee L. Ling e colleghi sono ora riusciti ad ampliare notevolmente la riserva di microrganismi da cui ricavare antibiotici, coltivando 10.000 ceppi di batteri del suolo, delle cui potenzialità antibiotiche finora non si sapeva nulla. Successivamente hanno testato la capacità di queste colture di inibire la crescita di Staphylococcus aureus e di Streptococcus pneumoniae, due  batteri patogeni appartenenti alla classe dei Gram-positivi.

Particolarmente promettente è apparso un batterio Gram-negativo, Elephtheria terrae, che produce una sostanza, chiamata teixobactina, la cui struttura è radicalmente differente da quelle degli antibiotici attuali. Dopo averla isolata
e purificata, Ling e colleghi hanno somministrato la teixobactina a topi infettati con ceppi di S. aureus e Streptococcus pneumoniae resistenti agli antibiotici, dimostrandone l'efficacia e la sicurezza nel modello murino.

Da ulteriori test è poi apparso che questi due pericolosi agenti patogeni non sembrano in grado di sviluppare la resistenza alla teixobactina. Secondo i ricercatori questa caratteristica della teixobactina sarebbe legata al fatto che aggradisce le molecole lipidiche essenziali alla sintesi della parete cellulare del batterio e non le sue proteine.

Mentre i geni che codificano proteine possono mutare abbastanza facilmente, generando strutture contro cui l'antibiotico ha minore efficacia, questi lipidi sono sintetizzati dalle cellule da precursori organici preesistenti, e questo rende molto più difficile e lento lo sviluppo delle resistenze.

Gli autori avvertono comunque che la strada per passare dall'identificazione della sostanza al suo uso clinico è ancora lunga, e che il nuovo antibiotico non è attivo contro i batteri Gram-negativi (fra i quali vi sono per esempio E. coli e le klebsielle).