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Ru486, la pillola abortiva sbarca (finalmente) nel Lazio

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Non c’è bisogno di essere abortisti oltranzisti per salutare con vero favore l’introduzione della pillola abortiva Ru486 anche nel Lazio, grazie a una delibera regionale voluta da Nicola Zingaretti.

Sì può credere che l’aborto sia un tragico incidente, eppure gioire per la decisione – finalmente – di optare per un trattamento che rispetta le donne, senza umiliare e distruggerle psicologicamente come accade nell’attesa infinita di un aborto, anche in regioni come il Lazio.

Si può essere sperare che l’aborto mai debba accadere a sé, si possono amare i propri figli e quelli altrui come la cosa più grande, eppure sentirsi profondamente sollevati per una misura che mette fine a un enorme scandalo verso le donne di questa regione, come di tutte quelle in cui – tranne poche come Umbria ed Emilia – questa pillola così assurdamente e ideologicamente osteggiata perché rende l’“aborto facile e indolore”.

Perché era inconcepibile accettare, come accaduto finora, l’obbligo, un’inutile punizione vera e propria che ieri Eugenia Roccella continuava a invocare, di restare tre giorni in ospedale. Tanto che ben il 76% delle donne che decidevano per questo trattamento firmavano per tornare a casa, costrette a scegliere tra il completo isolamento in un momento difficile e tre giorni di ricovero coatto (mentre oggi, finalmente, nel Lazio si potrà fare nel modo giusto, cioè in day hospital).  

Non c’è bisogno di essere, insomma, femministe dall’infanticidio facile, o un’altra delle assurde definizioni assegnate dai detrattori di donne che scelgono in base a ragioni che lo stato non dovrebbe avere il permesso di indagare, ma solo persone normali – dotate però di ragioni ed emozioni – per sentire e capire che l’obiezione di coscienza sarà pure un diritto, ma se va a distruggere un altro diritto allora non funziona più. E soprattutto che se esiste un modo meno invasivo e doloroso per abortire, è dovere dello Stato introdurlo per rispetto alle sue cittadine. Soggetti, non oggetti come spesso lo Stato ci tratta, specie quando di mezzo c’è il nostro corpo, che non è un accessorio né tantomeno qualcosa di cui altri possano disporre liberamente secondo i loro valori, violando il principio liberale costituzionale su cui dovrebbe fondarsi la nostra società.  

La mappa interattiva in cui è stata utilizzata la pillola Ru486

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