Le religioni di pace, il web in guerra e i conti con la realtà

Ha (ri)cominciato il premier britannico David Cameron, il giorno dopo la barbara decapitazione del cooperante David Haines: “Quelli dell’Isis non sono musulmani sono mostri, l’islam è una religione di pace”. Ma ci si è messo anche Barack Obama, a stabilire chi è un bravo musulmano e chi no: “non siamo in guerra con l’islam, l’islam insegna la pace: questi terroristi hanno pervertito una delle più grandi religioni del mondo”. Un discorso già più articolato, il suo, perché ha ricordato le guerre di religione e ha invitato le comunità musulmane a rigettare l’ideologia dello Stato Islamico. Cosa che peraltro stanno – finalmente – cominciando a fare, consce delle ricadute che possono patire.

Gli interventi di Cameron e Obama, tuttavia, partono a loro volta da un presupposto ideologico: una religione non può che essere pacifica, proprio in quanto religione. È un atteggiamento che ha trovato la sua apologeta nell’ex suora Karen Armstrong, ora ecumenica scrittrice à la page. Sul Guardian ha cercato in ogni modo di smontare “il mito della violenza religiosa”. Tale atteggiamento è fatto ovviamente proprio anche dal leader religioso di maggior successo, papa Francesco: “Uccidere in nome di Dio è un sacrilegio”.

Se la religione è buona, i cattivi non possono dunque essere veri credenti. Il papa ha non a caso accompagnato l’affermazione sostenendo che l’Albania, dove si trovava in quel momento, è un paese “che ha sofferto per un terribile regime ateo”.

Vero. Come è vero che l’Italia centrale ha a sua volta sofferto, per secoli e non per decenni, un terribile regime totalitario: lo Stato pontificio. Perché in ogni grande religione – nel cristianesimo, nell’islam, nell’ebraismo, persino nell’induismo e nel buddhismo che pur godono di migliore stampa – c’è chi si batte per la pace e chi per la guerra. Militia Christi, piaccia o no, è un movimento cattolico come Pax Christi. Beninteso: anche nel mondo ateo c’è chi è intollerante e chi no. Con l’importante differenza che, quantomeno, l’ateismo non si basa su testi sacri in cui, in maniera spesso oscura, c’è scritto tutto e il contrario di tutto.

In Siria e in Iraq è attualmente in corso una guerra, una delle tante che si combattano sul nostro piccolo pianeta. Chi l’ha iniziata non l’ha fatto in nome della superiorità della cucina araba su quella di McDonald’s. L’ha fatto in nome della sua religione. Ha dato al movimento un nome musulmano (Stato Islamico) e un vessillo su cui campeggia la professione di fede musulmana e si è dato anche un leader religioso che è stato eletto “califfo”, dunque successore di Maometto: un altro leader religioso che qualche guerra in nome di Allah l’ha personalmente combattuta. Nei territori conquistati si applica duramente la sharia. L’Isis ha un’ideologia che è sbagliato ricondurre esclusivamente all’islam: ma è ancora più sbagliato, dati alla mano, negare che la dottrina islamica ne rappresenti la componente preponderante. Che lo sostengano i leader religiosi ci può stare: fa parte del loro mestiere. Ma è inevitabilmente questo il “mestiere” dei leader che governano il mondo?

No, risponde l’ottimismo della volontà. Sì, viene amaramente da scrivere col pessimismo della ragione. Se politici e religiosi non vogliono fare i conti con la realtà, anche l’umanità fa una fatica boia a progredire. Sono passati ormai secoli dall’Illuminismo, ma prendere posizione a ragion veduta continua a rimanere un’attività di nicchia. E il web non aiuta affatto a migliorare la situazione, anzi. Internet fa dilagare la polarizzazione di gruppo e aumentare il numero di chi frequenta soltanto chi la pensa allo stesso modo. Si tende ad ascoltare una sola campana e, se casualmente si incappa in qualcuno che si colloca ai propri antipodi, spesso lo si insulta pesantemente, indipendentemente dal fatto che documenti o meno le proprie affermazioni. Impossibile ormai esprimere una posizione non estremista su Israele e la Palestina: chi ce l’ha non la espone, tanto si è certi di ricevere bastonate da una parte e dall’altra. Dando così ragione a Georges Santayana, che in un libro non a caso intitolato La vita della ragione sostenne che “il fanatismo consiste nel raddoppiare gli sforzi quando si è dimenticato l’obiettivo”. Con un andazzo del genere non si supera alcuna difficoltà e si finisce per tornare all’alba dell’uomo, quando la ragione (o quello che era allora) stava sempre dalla parte del più forte. Interessa ancora a qualcuno, affrontare i problemi?

Pare che tra non molto tempo saremo in tredici miliardi. Non andremo però oltre, dicono. Forse perché ci saremo estinti prima. Ve lo immaginate? Tredici miliardi di homines (poco) sapientes divisi in innumerevoli tribù, ognuna impegnata a combattere innumerevoli nemici e a giustificare gli innumerevoli nemici dei propri innumerevoli nemici. Tredici miliardi di primatoidi che si scannano per avere l’ultima parola: non sappiamo se in principio c’era un Verbo, ma potrebbe forse esserci alla fine, declinato discutibilmente. Anno dopo anno, giorno dopo giorno, tweet dopo tweet, la speranza di realizzare un mondo migliore si affievolisce fino a diventare quasi impercettibile. Cercasi extrema ratio disperatamente. Irrazionalmente.

Raffaele Carcano, segretario Uaar

Pubblicato nel blog UAAR di MicroMega il 3 ottobre 2014.

96 commenti

RobertoV

Ci andrà per dire che la chiesa cattolica è sempre stata chiaramente contro il regime, come in Argentina, e parlerà dei martiri cristiani……
Dirà che Pinochet non poteva essere un cristiano …. perchè i cristiani non uccidono …

Tino

E si parla della chiesa cattolica… nel frattempo Alan Henning è stato decapitato. Nessuno parla dell’argomento interessante del post.

RobertoV

La cosa che deve dare più da pensare, perchè si prospetta come una vera bomba, è la crescita demografica dell’Africa che dal miliardo attuale passerà a due miliardi tra 40 anni e a 3.5-5.1 miliardi nel 2100.
E’ il continente più arretrato, con scarse possibilità di sviluppo, frantumato in una miriade di etnie e religioni e dittature ed è territorio di conquista ed espansione di multinazionali e delle più grosse religioni in guerra tra loro: cattolici, protestanti, islamici ed ebrei sono tutti lì ad “aiutare” e a conquistare potere.
Ed è attraversato da continue guerre e massacri oltre che epidemie.

MASSIMO

papa Francesco: “Uccidere in nome di Dio è un sacrilegio”.

Si certo, tutti ad applaudirgli. Tanto di quelli che gli applaudono, nessuno ha mai sentito parlare dell’Inquisizione che bruciava gli eretici (o forse fanno finta di non saperlo).

MASSIMO

E nemmeno hanno mai sentito parlare delle crociate in cui si uccideva gli infedeli (islamici) in nome del Dio cristiano.

Tino

Io ne ho sentito parlare, ma sei tu che non hai sentito parlare di quello che è successo prima. Perché i musulmani sono stati i primi ad attaccare il mondo cristiano.

Tino

E secondo te quanta gente ha sentito parlare degli 80 milioni di Indù uccisi dai musulmani per non essersi convertiti all’islam ?

bardhi

Tino, conosco il olocausto dei Sikh del 1746, ma non questo dei hindu, avresti qualche fonte?!

paniscus

I musulmani sono stati i PRIMI ad attaccare qualcun altro????

Ma sei ‘mbriaco? (*)

L.

(*)giusto per utilizzare una categoria che di sicuro non può attagliarsi ai musulmani….

Diocleziano

I musulmani sono stati i PRIMI ad attaccare qualcun altro????

Leggendo ”Espansione islamica” di wiki parrebbe proprio di sì.
(A meno che il tuo stupore fosse ironico)

Ateo64

… e nemmeno hanno mai sentito parlare dei massacri perpetrati in nome di dio (cattolico) nelle americhe.
… e nemmeno hanno mai sentito parlare dei massacri compiuti in europa nei cinfronti degli infedeli pagani quando la religione cristiana divenne la religione dell’impero.

Tino

Ogni volta che si parla di crimini in nome dell’islam c’è sempre qualcuno che inizia con l’elenco dei crimini del cristianesimo. La cosa inversa non succede mai.

nightshade90

Tino, non so se ti rendi conto dell’ironia delle tua parole:qui si ha cominciato a parlare dei crimini del cristianesimo e “qualcuno” (tu) è subito corso ad elencare quelli dell’islam, non il conrrario.

Tino

L’articolo parla dei crimini dell’islam in questo momento non so se ti rendi conto dell’ironia.

Tino

@ nightshade90
Ti ricordo le prime parole dell’articolo in caso non l’avessi letto :
“Ha (ri)cominciato il premier britannico David Cameron, il giorno dopo la barbara decapitazione del cooperante David Haines: “Quelli dell’Isis non sono musulmani sono mostri, l’islam è una religione di pace”.”

Per te questo è parlare del cristianesimo ? Non c’è nessuna ironia qui c’est un anticlericalismo a senso unico che è anche una delle ragioni sostanzialmente delle difficoltà dei laici oggi.

francesco s.

@tino
In realtà l’articolo ha un significato più ampio che verte sulla critica al concetto di religione di pace prendendo spunto dalle affermazioni di Obama e Cameron sull’Islam.

benjamin l'@sino

Diciamo anche che nelle Americhe era uso comune compiere sacrifici umani alle divinità locali? (con questo il cristianesimo non c’entra nulla) Potremmo anche sottolineare che, sempre da quelle parti, era pratica comune la schiavitù, apprezzata un po’ ovunque allora e pure ora, anche se con forme aggiornate addobbate con i lustrini di quelle che umoristicamente chiamiamo “libertà” e “democrazia”.

Lo schifo è stato ed è ovunque, è assai difficile/impossibile tracciare una linea per determinarne un confine.

Massimo Maiurana

Diciamo anche che nelle Americhe era uso comune compiere sacrifici umani alle divinità locali?

Vero, come erano in uso anche a longitudini più prossime alla nostra in epoche meno recenti, ma quei sacrifici non sono stati sufficienti per sterminare l’intera popolazione. Per quello ci volevano i crociati arrivati dall’Europa.

Aristarco

Per quello che vale, la mia opinione è che quando si uccide o al contrario ci si fa uccidere in nome di qualsiasi Dio, si compie un vero e proprio sacrificio umano.
E dire che 500 anni fa, nelle Americhe, un’ infinità di indios vennero sterminati proprio in base a questa accusa.

francesco s.

Mi sa che quelle zone desertiche hanno una cattiva influenza sulla gente.
In principio c’era Abramo che aveva le visioni di un tizio di nome Yahweh che prima gli da un figlio e poi lo rivuole, gli promette una terra di latte e miele e che si è rilevata a distanza d’anni una terra di fuoco e fiamme, dopo c’è stato un certo Gesù che si credeva figlio di Dio e anche lui aveva le visioni, ovviamente ancora nel deserto, finisce male i romani lo crocifiggono su pressione del Sinedrio. Poi nei secoli successivi i suoi seguaci la faranno pagare ai discendenti di quel sinedrio. Venne infine Maometto anche lui assiduo frequentatore di deserti, qui vede gli angeli che gli comunicano di essere il non plus ultra dei profeti e anche lui quando non faceva il pedofilo si dedicava all’intolleranza al pari delle altre fedi nate nel deserto.

Laverdure

@Francesco
“Mi sa che quelle zone desertiche hanno una cattiva influenza sulla gente.”
Scopri una cosa ovvia.
Anche Odifreddi lo fa notare in un suo saggio,e chissa quanti altri l’hanno detto,anche se il grosso pubblico l’ha sempre ignorato.
Qiando la vita e’ difficile,le risorse scarse,perfino l’acqua e’ un bene prezioso,e ‘ ovvio che l’istinto di sopravvivenza spinge l’uomo a dispute spietate, e questo si riflettera ovviamente nelle sue religioni.
E l’ebraismo e l’islamismo si sono sviluppati inizialmente appunto tra popolazioni di pastori nomadi, residenti in regioni aride e inospitali.

francesco s.

Tra l’altro nei loro libri sacri affermano con tranquillità le varie guerre che hanno fatto che si tratti del Corano o della Torah e quindi anche nella Bibbia cristiana.

paniscus

E l’ebraismo e l’islamismo si sono sviluppati inizialmente appunto tra popolazioni di pastori nomadi, residenti in regioni aride e inospitali.
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E perché, il cristianesimo no?

francesco s.

@Paniscus
In realtà c’è chi sostiene che il cristianesimo sia stato fondato da Paolo di Tarso, ebreo ellenizzato cittadino romano, che mai conobbe Gesù – che lo diffuse nel mondo romano, quindi non proprio nomadi e pastori anche se l’ambientazione, non si può negare è quella dei luoghi desertici di Palestina. Senza contare che comunque il cristianesimo ingloba con l’antico testamento la tradizione ebraica e quindi anche la componente nomade e pastorale.

bruno gualerzi

Uso due termini – religione e religiosità – che possono sempre essere considerati sinonimi… ma che possono anche essere usati per contrassegnare due realtà contrapposte pur avendo lo stesso etimo.
Per religiosità – o comunque la si voglia chiamare – intendo quell’atteggiamento nei confronti della cosiddetta realtà che pone in primo piano soprattutto la sua impenetrabilità, il mistero che circonda ogni esistenza… sua e quindi anche nostra… quando la si volesse assoggettare alla nostra ragione. Ora, questo modo di rapportarsi alla realtà – oltre che non generalizzabile nel senso che questo mistero, o lascia indifferenti, o vi si antepongono altri più significativi interessi – quale che ne siano le ripercussioni esistenziali, non può che restare un fatto puramente interiore… che può anche portare a ipotizzare l’esistenza di ‘qualcosa’ in grado di risolvere il mistero, ma che sempre esigenza interiore resta.
Per religione intendo invece la convinzione che, appunto, il mistero possa essere svelato… sia sotto forma di verità rivelata da una qualche divinità esistente in una dimensione trascendente la condizione umana, sia sotto forma di presenza di ‘forze’, più o meno nascoste ma certamente esistenti nella natura, tali da poter essere almeno evocate, richiamate. E questa convinzione porta a ritenere che, essendo basata su dati ritenuti oggettivi, cioè reali, e in qualche modo identificabili e percepibili, possa e debba diventare tale anche per i propri simili… coi quali ci si unisce dando così vita alle religioni istituzionalizzate, storiche’ (cioè ben visibili in quanto dotate di una dottrina, di un clero, di luoghi di culto, di rituali vincolanti) e ben decise a diffondere la loro verità ovunque ci sia chi possa dare ascolto.
Come? VIOLENTEMENTE! Sia usando la violenza in senso proprio (inutile qui richiamare i tanti eventi storici inequivocabili da questo punto di vista anche sopra elencati), sia cercando – in buona o mala fede, non è questo, adesso, il punto – di convincere… puntando sulla paura e insieme sulla speranza che la precarietà della condizione umana può ingenerare, e usando tutti gli espedienti dialettici, da adattare a seconda dei destinatari… il maggior numero di soggetti possibile.

Quindi le religioni istituzionalizzate sono intrinsecamente violente. Possono non esserlo… o meglio, esistono, potenzialmente, elementi di queste religioni che non si traducono in violenza? Al di là dei sotterfugi dialettici per ‘dimostrare’ di predicare la nonviolenza… siccome le religioni sono pur sempre opera di uomini, anche se si rimettono a un dio nel quale proiettano la loro umanità con le proprie esigenze (‘non è dio che ha creato gli uomini, ma gli uomini che hanno creato dio’)… esiste una dimensione umana in tutte le religioni che può prevalere sull’aspetto ideologico, dottrinario. Come pure la storia, passata e recente, può testimoniare. In genere, questa umanità riemergente, può essere presente nei singoli individui in determinate circostanze, mentre quando è il richiamo del gregge a ‘re-legare’ (‘unire insieme con un vincolo’, secondo un’etimologia latina) il credente – quale che sia il livello del suo ‘credo’, spesso di pura convenienza – è sempre la dottrina (in realtà chi se n’è attribuita l”esclusiva’, e la possibilità di sfruttarla… ‘umanamente’) a prevalere. Pertanto è sui singoli che si può puntare per sconfiggere la violenza, non certo sull’istituzione.

bruno gualerzi

A proposito della violenza implicita nelle religioni da intendere anche non in senso proprio, vorrei sottolineare che che è tale in modo inequivocabile soprattutto con riferimento all’indottrinamento forzato cui sono sottoposte intere generazioni nelle prime fasi della crescita individuale. In modi diversi, ma presente in tutte le religioni istituzionalizzate, di tutti i tipi, indispensabile per garantirsi la continuità.

stefano

a me sembra che si discuta sempre delle stesse cose, non esitono religioni di pace come non esistono ideologie che applicate non abbiano causato milioni di morti perchè in ultima analisi l’uomo è un animale che si relaziona verso i propri simili usando la violenza per imporre la forza, il resto è trippa.

bruno gualerzi

@ stefano
“(…) in ultima analisi l’uomo è un animale che si relaziona verso i propri simili usando la violenza per imporre la forza, il resto è trippa.”

Quindi, stando così le cose, ciò di cui dovremmo seriamente discutere qui è il modo migliore per imporsi sui nostri simili con la violenza prima che siano loro a imporsi a noi. Uaar dovrebbe organizzarsi a questo scopo. Il resto è trippa.

stefano

no davvero, ma non è colpa mia se l’uomo non può fare a meno di combattere il suo simile per accaparrarsi le risorse energetiche, gli altri animali lo fanno per il cibo, me lo concederai 😉

bruno gualerzi

D’accordo, ma allora cosa si può fare?
Guarda che io non posseggo certo la formula per migliorare la condizione umana… ma se si ritiene di non poterci nemmeno provare perché la natura dell’uomo non può essere che quella… allora tanto vale lasciar fare alle religioni e ai loro surrogati (come le ideologie vissute religiosamente) che invece la formula dicono di averla.

bastian contrario

il fanatismo è raddoppiare gli sforzi quando si è dimenticato l’obbiettivo: giusto, infatti in iraq e dintorni ci siamo dimenticati che si combatte per il petrolio. e gli sforzi non li hanno moltiplicati solo i musulmani, ma anche gli occidentali (a maggioranza cristiana – o almeno così si dichiarano). e se è certo che decapitare persone in nome di qualsiasi cosa è una barbarie, non è che lanciare bombe su civili sia poi molto meglio. dio è solo la foglia di fico.

bruno gualerzi

Certo, è per il petrolio… ma quando per il petrolio ci si ammazza, cioè si accetta di buttare via l’unica possibilità di potere poi servirsene, cioè la vita, credo che le religioni – comunque intese – non siano solo una ‘foglia di fico’, ma ciò che dà la carica.

bastian contrario

sono d’accordo. non avevo completato il concetto: la foglia di fico serve ai governanti, che in nome di dio, qualunque dio sia (gott mit uns per esempio), porta le masse (baudrillard mi perdoni) a combattere. dio dà la carica, affinchè padri di famiglia possano uccidere altri padri di famiglia (cit.), di altra nazionalità e/o religione.
mi verrebbe da aggiungere: amen, ma si parla di tragedie.

Tino

Ma infatti quando l'”occidente” smolla bombe sui civili si scusa. Non è che mette in scena video come quello di un’ora fa ancora. Secondo me la seconda parte dell’islam è una parte guerriera e il problema dell’islam è che è abrogativa della prima.

gmd85

@Tino

Guarda, è la differenza che gli islamisti fanno tra il Jihad maggiore e il jihad minore (si, è maschile). Non so quanto sei addentrato, ma a chi non lo sa, potrebbe sembrare strano sapere che l’aspetto violento e guerrafondaio, per gli islamisti, è quasi un contorno. Solo che è dannoso, molto.

bastian contrario

l’occidente potrà anche scusarsi, ma i civili morti restano tali.

alessandro pendesini

Il principio di una guerra pulita, o di una guerra giusta, -anche se la storia ne ha dimostrato l’impossibilità radicale (non c’è mai stata e non ci sarà mai una guerra giusta)- è essenziale per i potenti, soprattutto i potenti-imperiali che dicono -e sono convintissimi- che agiscono nell’interesse di tutti ! (benevolent power). Per dimostrare che il loro “diritto” di potenza è legittimo, cioé conforme nell’interesse della giustizia, della pace e della democrazia, i potenti (sovente megalomani, cleptocrati o squilibrati mentali, tra i quali la Finanza !) devono necessariamente rendere proprie le loro capacità di guerra e gli atti di distruzione. Invece di promuovere la scienza e tecnologia mettendola al servizion della pace, cercano di “purificare” ed esorcizzare la guerra. Le religioni abramitiche, da oltre duemila anni, servono quasi sempre di pretesto tramite la loro esecrabile ideologia per giustificare comportamenti bellicosi di qualsiasi tipo. Antagonismo sociale e/o guerra ha sempre avuto ed ha tuttora un denominatore comune : la religione ! Ma non illudiamoci troppo, se -per miracolo- le religioni non esistessero, l’uomo troverebbe comunque i pretesti ad hoc per combattere i suoi simili in nome di qualsiasi diciamo “stupidaggine” insensata…A questo livello il denominatore comune non sarebbe più la religione bensi l’incommensurabile ignoranza generatrice d’irrazionalità e soprattutto di odio ! Se vogliamo sperare che qualcosa di meglio avvenga nelle societa ed etnie umane dobbiamo insistere -senza lesinare sui mezzi finanziari- sulla qualita dell’educazione/cultura degna di questo nome. Non vedo altre alternative “ mais, on est très loin du compte”….

bruno gualerzi

@ alesandro
“Ma non illudiamoci troppo, se -per miracolo- le religioni non esistessero, l’uomo troverebbe comunque i pretesti ad hoc per combattere i suoi simili in nome di qualsiasi diciamo “stupidaggine” insensata…A questo livello il denominatore comune non sarebbe più la religione bensì l’incommensurabile ignoranza generatrice d’irrazionalità e soprattutto di odio”

Se così finissero per stare le cose (e sarebbe la fine della stessa umanità, perché ormai i mezzi ‘tecnici’ per un’apocalisse ci sono tutti), le religioni non sarebbero scomparse, ma avrebbero solo cambiato di segno… anzi, avrebbero raccolto il frutto del loro oscurantismo, segnando il trionfo definitivo di un pensiero magico-religioso che spinge sempre l’uomo a confidare non in se stesso ma in forze che trascendono la con dizione umana.
E quando tu affermi che “(…) il denominatore comune non sarebbe più la religione bensì l’incommensurabile ignoranza generatrice d’irrazionalità e soprattutto di odio”, rischi di fare un discorso pericoloso, fatto proprio anche da certi atei… e cioè che in qualche modo le religioni hanno – tutto sommato e loro malgrado – preservato l’umanità dal diffondersi incontrastato dell’irrazionalità e dell’odio. So bene che non la pensi così, ma così può essere inteso.

Al di là di ciò il tuo discorso sembra reggersi su una concezione della natura umana ‘naturalmente’ portata all”homo homini lupus’ come per colpa di una sorta di peccato originale ‘naturale’, quindi, prima o poi, portato all’autodistruzione…
pensando poi di evitare questo esito diffondendo – secondo l’ideale illuministico – sapere e cultura, col rischio (che per l’illuminismo storico – che fidava sul dispotismo illuminato – è stato più di un rischio) che, essendo basato tutto sulla convinzione di una natura umana da ‘correggere’, non ci sia altro modo che ‘imporre’ il sapere.
Magari ‘imponendo’ – col cosiddetto scientismo – una cultura scientifica basata sulla convinzione che col metodo scientifico applicato ad ogni aspetto della condizione umana prima o poi si arriverà ad una vera emancipazione dell’uomo, alla definitiva sconfitta del pensiero magico-religioso. Non credo sia questa la tua convinzione (ne abbiamo discusso più volte), e nemmeno dello scienziato serio… ma il rischio è reale.

Laverdure

@Alessandro Pendesini
“Il principio di una guerra pulita, o di una guerra giusta….”
Stai ripetendo quello che ormai e’ uno dei cliche’ piu’ abusati che esistano,o meglio piu’ “politicamente corretti”.
Peccato che quando qualcuno chiede come si sarebbe potuto affrontare il nazifascismo ( per fare un solo esempio)senza accettare di combattere una guerra le risposte sono sempre insoddisfacenti.
Simone Weil e altri intellettuali ,nel ’40 sostenevano il principio di “educare il nemico col proprio esempio di civilta “, ma anche la Weil fini con l’ammetere di essersi sbagliata,se ben ricordo.
E’ verissimo che Hitler avrebbe potuto essere fermato in maniera incruenta anni prima,ma non e’ stato fatto,come non viene regolarmente fatto in un’infinita di altri casi.
E paradossalmente a giustificare la mancanza di iniziative in questi casi e’ sempre il principo della “pace ad ogni costo”,che serve in realta solo a mascherare la paura di fare scelte assumendosene le responsabilita.
E’ come se un arto perfettamente curabile finisse in cancrena irreversibile per la negligenza dei medici, e qualche seguace di medicina “alternativa” si opponesse all’amputazione citando tali (reali)negligenze,e proponesse di affrontare il problema magari con l’omeopatia.
Il risultato finale e’ facilmente prevedibile.
Non c’e’ paragone piu’ azzeccato.

bruno gualerzi

@ Laverdure
Intanto, in quanto a cliché abusati, ‘politicamente corretti’… anche tu non scherzi :). Si tratta di una identificazione del pacifismo con una sorta di buonismo (orrore!), o di calabraghismo, quando non di utopismo del tutto avulso dalla realtà… quando invece (anche se certamente possono esserci questi aspetti), si basa su un concetto molto semplice, elementare, se vuoi anche banale: si deve – ovviamente – fare di tutto per evitare che scoppino le guerre… ma non tanto e non solo perché sono disumane per se stesse, ma perchè non hanno mai risolto, né mai risolveranno, nessuno dei problemi per cui sono scoppiate. Sicuramente non per i vinti, ma nemmeno per i vincitori.
E veniamo alle guerre necessarie, col solito giusto riferimento alla guerra contro il nazismo. Era necessaria? Assolutamente sì. Ma perché si è resa necessaria? Perché Hitler, come Mussolini, sono il frutto della IGM… la quale invece si sarebbe potuta evitare se le istanze pacifiste (sicuramente non sempre chiare, ma esistenti) avessero prevalso. Invece perfino la II internazionale socialista (quella basata sul ‘proletari di tutto il mondo unitevi’) si è squagliata come neve al sole di fronte all’imperativo categorico di difendere i sacri confini della patria (cioè i ‘sacri’ interessi delle élite governanti). Finita la guerra (tra parentesi, considerata – visto cosa aveva provocato – l”ultima guerra’, così come, e ancor più, sarà considerata la IIGM… poi si è visto come sono andate, e come vanno, le cose), naturalmente con vincitori e vinti, vennero subito create le premesse per la IIGM. I vincitori, per rifarsi dei costi terribili pagati anche se vincitori, hanno imposto alla sconfitta Germania condizioni assurde, che naturalmente colpirono tutto il popolo tedesco non certo solo i responsabili del conflitto. Risultato? Certamente per le ripercussioni della crisi del ’29, e certamente anche per tanti altri motivi… ma fu soprattutto per i debiti di guerra che hanno ridotto alla fame il popolo tedesco, che compare con successo sulla scena Hitler, il cui Mein Kampf, se non fosse stato per questa situazione, probabilmente l’avrebbe letto solo lui. E invece nasce il nazismo (come prima in Italia, anche se ‘vincitrice’, il fascismo) basato sullo sfruttamento dei disastri provocati dai problemi irrisolti, anzi moltiplicati, della IGM.
A questo punto, di fronte alla aggressività nazista, cosa si poteva fare se non rispondere confidando in mezzi uguali e contrari, cioè rispondendo alla guerra con la guerra? Si enfatizzano – giustamente nella contingenza – gli abbagli di governanti che non avevano capito a cosa si trovarono di fronte, e certamente anche di pacifisti essi pure poco consapevoli… ma in quel momento non c’era altro da fare, lasciando perdere i motivi originari di quella necessità (c’era ben altro cui pensare), rimuovendo chi e cosa aveva reso necessario quel ricatto. Perché è il ricatto la vera conseguenza di ogni guerra, consistente nel creare le premesse di nuove guerre.
Il pacifismo, quello responsabile, ha il compito di porre in evidenza l’inevitabilità di questo ricatto qualora non si riesce a rompere la catena di questa faida infinita, Come? Non rifacendosi solo alla inevitabilità (quando c’è, come per la vicenda storica richiamata… e forse anche di fronte al ‘tribalismo’ di certo islamismo), della guerra, ma alla consapevolezza che non risolverà niente, per cui non è il caso di enfatizzarne troppo gli eroismi, di dare fiato alla retorica, di parlare di vinti e vincitori. Certo è un’esile espediente per contribuire a evitare le guerre… ma non ne vedo molti altri. Soprattutto quando ‘ci si arma’ anche psicologicamente.

Laverdure

@Bruno Gualerzi
“..ma alla consapevolezza che non risolverà niente..”
Temo che anche questo sia un cliche’,caro Bruno.
Cosa ha eliminato il nazifascismo,come pure l’imperialismo giapponese ( che non era certo meno spietato anche se meno noto in occidente)se non la seconda guerra mondiale ?
Beninteso e’ stato fondamentale il fatto che le potenze occidentali non hanno ripetuto l’errore commesso alla fine della guerra precedente,e anziche accanirsi contro i perdenti hanno contribuito con un massiciccio aiuto economico a risollevare le loro economie (piano Marshall)
e a trasformarsi in vere democrazie concedendo loro il titolo di alleati.
Gestire il dopoguerra e’ sempre altrettanto fondamentale
( e difficile)che vincere la guerra astessa.
E a spingerli a questa linea di condotta ovviamente ha dato un contributo fondamentale il timore di un nuovo nemico,l’URSS di Stalin, ma chi ha mai fatto qualcosa disinteressatamente a questo mondo ?
Quello che tu chiami “pacifismo responsabile”,non puo’ ispirarsi, come la vedo io,che al principio universale del “male minore”,vale a dire ,di fronte ad ogni situazione che si presenti scegliere la via di condotta che ad una attenta valutazione spassionata presenti il miglior compromesso tra vantaggi e danni.
E non commetere l’errore di pretendere un comportamento giudicato”politicamente corretto” i qualunque senso.
E molto spesso puo’ rendersi necessario l’uso della forza se non altro nella forma di deterrente .
Senza il tanto vituperato “equlibrio del terrore atomico”
molto probabilmente al secondo conflitto mondiale avrebbe ben presto fatto seguito un conflitto URSS -Occidente ,che sarebbe costato molto di piu’, a tutti ,dei soldi investiti in armamenti atomici,ma quando qualcuno lo fa notare la cosa viene liquidata come l’ennesimo cliche’, non e’ vero ?

bruno gualerzi

@ Laverdure
Se non ricordo male, di simili questioni abbiamo già discusso non molto tempo fa…
Comunque. Lasciamo perdere i ‘cliché abusati’ perché, trattando di ‘guerra e pace’, finiremmo per ‘abusarne’ sempre:).
Alcune repliche alla tua replica.
a – continui a parlare della necessità della IIGM come se io l’avessi negata. Ciò che invece non tieni in considerazione è la questione della ragione principale per cui è nato il nazismo, e quindi la necessità della IIGM. Senza risalire ad Adamo ed Eva, e tenendo presente le altre cause innegabilmente determinanti, è un fatto che, per sintetizzare, la IIGM è una conseguenza della IGM. Che non aveva risolto niente;
b – il ‘deterrente atomico’. A parte il fatto che è si è venuto determinando dopo la IIGM, anche se non né è stata una conseguenza diretta… è pure un fatto che probabilmente ha allontanato (per ora e dopo qualche ‘brivido’) la IIIGM, ma non ha certo impedito che in varie parti del pianeta siano continuati conflitti e veri e propri genocidi. Non credo per colpa dei pacifisti… che magari – se ascoltati – avrebbero evitato almeno certe ‘esportazioni della democrazia’ coi risultati che stiamo scontando;
c – tu dirai che comunque, se non ci fosse stato il ‘deterrente atomico’ e questi interventi armati per esportare la democrazia, il numero dei morti sarebbe stato maggiore di quanto non sia a questo punto. Insomma la teoria del ‘male minore’. A parte che la verifica ‘numerica’ ovviamente non è possibile, bisognerebbe chiedere alle varie popolazioni sparse sul pianeta che vivono in stato di guerra permanente cosa ne pensano del ‘male minore’… un criterio che può valere per altre questioni, ma non quando di mezzo ci sono vite umane;
d – in quanto alla IIIGM (in realtà, per quanto detto, già in atto anche se non con i caratteri che comporterebbe) diventa un esito realmente possibile se continua questa escalation dovuta al fatto… e qui concludo ‘rispolverando’ il mio abusato cliché… che le guerre non hanno mai risolto niente, ma hanno sempre creato le premesse per altre guerre. Solo per restare al secolo scorso. Col senno di poi, perfino le guerre di liberazione, o rivoluzioni che dir si voglia sicuramente giuste nella contingenza.
Questione, va da sé, di punti di vista.
Buona giornata.

Laverdure

@Bruno Gualerzi
“bisognerebbe chiedere alle varie popolazioni sparse sul pianeta che vivono in stato di guerra permanente cosa ne pensano del ‘male minore’… ”
Caro Bruno,a quanto ho letto nei saggi storici le vittime tedesche nella seconda guerra mondiale furono circa 7 milioni,quelle giapponesi 4 milioni, e in entrambi i casi meta furono civili (ammesso che una divisa indossata per costrizione renda diverso un essere umano), e anche i francesi,inglesi italiani,greci ecc ebbero poco da ridere.
E’ ragionevole pensare che un conflitto tra occidente e URSS combattuto solo con le “sane” armi convenzionali
avrebbe avuto esiti analoghi,senza tener conto che il risultato finale avrebbe probabilmente portato ad un futuro molto meno piacevole del dopoguerra che conosciamo(il boom economico nostrano per esempio
sarebbe stato improbabile).
Anche ammettendo che il terzo mondo se la sarebbe passata meglio ( ed e’ tutta da dimostrare),sai che ti dico ?
Mejo alloro che a noi !(licenza poetica).
Ma come sai io sono un inguaribile cinico,nessun altro si sognerebbe nemmeno di pensarla per un attimo allo stesso modo.
O no?

Laverdure

@Bruno Gualerzi
“dei pacifisti… che magari – se ascoltati – avrebbero evitato almeno certe ‘esportazioni della democrazia’ coi risultati che stiamo scontando;”
Il fatto e’ che nel ’40 c’erano un sacco di “pacifisti” anche negli USA che erano contrari ad un intervento all’estero,
propugnavano il famoso “Isolazionismo”, e se avessero prevalso credo anch’io che non ci sarebbe stata l'”esportazione” di democrazia in Europa,ma no credo che la cosa sarebbe stata positiva per noi.

bruno gualerzi

@ Laverdure
Non c’intenderemo mai finchè mi farai i conteggi – ipotetici, ma verosimili, non ho difficoltà ad ammetterlo – circa i morti che ci sono stati e quelli che ci ‘sarebbero’ stati se… Con questo criterio assolutizzato (a proposito di cliché ‘abusati’, quanto sostieni tu si può sintetizzare con ‘si vis pacem para bellum”… ‘abusato’, pensa un pò, già dai latini :)) guerre ‘preventive’ ci saranno sempre, perché… e qui ritorna il mio cliché… nessuna guerra ha mai risolto veramente qualcosa, e proprio soprattutto in termini di vite umane. Finchè si riterrà ‘positivo’ provocare – che so – 10 milioni di morti invece di 20, tu capisci che ai 10 milioni sacrificati non interessa nulla (si fa per dire) se la loro morte ne ha salvati altri 10: i numeri… e su questo soprattutto non c’intenderemo mai… non valgono quando si tratta di vite umane. Sì – dirai tu – ma i 10 milioni sarebbero morti comunque, quindi non è un guadagno, e proprio in vite umane, se non ne muoiono anche altri 10? Ma è proprio questo… questa logica perversa che mette nel conto – nel senso di accettare senz’altro – un certo numero di vite umane da sacrificare… che bisogna interrompere, superare. Ciò che non si interromperà mai se si ritiene che una guerra possa risolvere qualcosa in questo senso… il che è poi quanto veramente importa. Lo so bene, dirai sempre tu e quanti pensano come te, ma mi dite come si fa a fermare una guerra quando ci si trova di fronte a certe situazioni che la rendono necessaria? Purtroppo non c’è che una risposta, che non ha alternative: Impegnarsi perché non si creino queste situazioni, perché o ci riesci oppure guerre ‘necessarie’ ci saranno sempre… ed è ovvio che quando sono necessarie poi bisogna farle. Quelle che indichi tu… alcune, non certo tutte, il che fa già una bella differenza… possono anche essere necessarie, ma – come dicevo – non illuderti che possano evitarne altre, altrettanto necessarie. Ma – continuerai a sostenere tu – intanto comunque si è fatto un passo aventi. Ma verso che cosa?
In realtà è rispondendo a questa domanda che si arrivare al dunque di tutta la questione. Ammettiamo pure – non tenendo conto cioè delle considerazioni fatte fi n qui – che certi interventi, quando sono necessari, permettano di salvare vite umane che altrimenti non si sarebbero salvate… ma tu ritieni, per restare anche solo al secolo scorso, che la possibilità di evitare le guerre (ciò che ovviamente anche tu auspichi), sia aumentata o diminuita? Pensi che l’aumento della popolazione mondiale ‘dimostri’ che sono diminuite? Io non credo proprio, perché la popolazione mondiale è certamente aumentata quantitativamente per una certo miglioramento del tenore di vita generale… ma di questo miglioramento ha usufruito veramente solo un piccola parte della popolazione mondiale, mentre tutto il resto più che vivere, sopravvive … e sopravvive soltanto perché in quelle situazioni le guerre non sono mai cessate, e di sicuro non hanno mai risolto uno solo dei problemi che li costringono al sottosviluppo. Senza entrare nel merito delle colpe.
E comunque la crescita della popolazione mondiale procede di pari passo… sia con la crescita delle morti (più vite e più morti, direttamente o indirettamente)… sia con l’aumento di una violenza, di una litigiosità tra nazioni, dei quali le guerre sono l’inevitabile conseguenza. Violenza che c’è sempre stata, certamente… ma intanto è evidente he da questo punto di vista non si sono fatti molti passi avanti… con l’aggravante che ora sono a disposizione le cosiddette armi di distruzione di massa, disponibili anche da nazione poco affidabili. Il tutto sotto la ‘protezione’ di un ‘deterrente atomico’ che no mi pare ‘protegga’ gran che.
Il pacifismo di fronte a questa situazione (che comunque immagino per te non esiste in questi termini) è impotente? In gran parte lo è, certamente, ma non riesco proprio a immaginare qualche altra strada.
Sicuramente non quella degli interventi preventivi.

Laverdure

@Bruno Gualerzi
Caro Bruno,io ho studiato ingegneria, e ,non mi sogno di negarlo sono affetto da inguaribile materialismo,per questo le cifre contano tanto per me.Non potrei mai condividere il misticismo di personaggi come la Weil citata in precedenza,o il pacifismo “avulso dalla realta” (parole
che hai usato tu stesso)di quella che per me e’ la maggioranza dei pacifisti.
Buona parte dei pacifisti,come del resto anche altri movimenti “idealistici” come ad esempio gli ecologisti,
sono viziati irrimediabimente da un “modus operandi”
tipico di ogni geuppo politico :quello di cercare gli slogan
piu’ efficaci per fare presa sul grosso pubblico,infischiandoscene della loro fondatezza.
Prova a leggere questo articoletto dedicato a Greenpeace
( e ne potresti trovare molti altri) :
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/07/16/il-mio-problema-con-greenpeace/

Disarmo unilaterale,dialogo ad ogni costo,fratellanza universale,tolleranza assoluta ecc sono i loro cavalli di battaglia da sempre,e per molti criticarli equivarrebbe a
gridare che il re e’ nudo,come nella famosa favola :nessuno si azzardava.
Ma basterebbe che qualcuno si fermasse a riflettere appena un secondo,pensando a personaggi come Hitler,Komeini,Pol Pot,Stalin,Gheddafi e compagnia :
siamo proprio sicuri che la sola dialettica,senza alcun mezzo di pressione concreto come un deterrente ,militare,che i pacifisti aborrono a priori,possa avere la minima presa su di loro ?
“Cercare nuove vie” e’ ormai il nuovo cliche’ da molto tempo,e secondo me nasconde un grave vizio di fondo:
e’ sempre possibile per chiunque “cercare” qualunque cosa(o meglio ancora vantarsi pubblicamente di farlo),gli alchimisti hanno cercato la pietra filosofale,l’elisir dell’immortalita e il moto perpetuo per secoli(spesso con i soldi dei gonzi),possiamo cercare banane al polo nord e foche nel Sahara se ci tira,
ma a mio modesto parere gli unici meritevoli di rispetto sono quelli capaci di “trovare” qualcosa,di portare risultati anche se non miracolistici, e qui ricadiammo inevitabilmente nel pricipio del “male minore” che,ti piaccia o no,e ‘ alla base di ogni campo di attivita,dall’economia alla medicina all’amministrazione della giustizia all’ordine pubblico ecc.
Ma ognuno puo’ pensarla come vuole,no ?

Laverdure

@Bruno Gualerzi
Un ulteriore esempio che mi ero scordato prima,in contrapposizione alla tua apparente fobia per le cifre:
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/05/29/i-vaccini-nel-cialtronevo/

Per le 164 persone che rimasero paralizzate, e ancora di piu’ per i 10 che morirono a causa del vaccino fabbricato difettosamente ,forse il fatto che decine di migliaia nei decenni successivi evitarono la polio non e’ stato una grande consolazione,ma credo che tu stesso non metta indubbio l’utilita della vaccinazione ( come invece fanno molti da parecchio tempo),malgrado gli inevitabili rischi che comportera sempre.

bruno gualerzi

@ Laverdure
Anch’io mi ritengo materialista integrale, ma non credo he il materialismo si riduca a considerare gli aspetti quantitativo (le cifre, per intenderci) l’unico metro per giudicare la realtà in tutte le sue sfaccettature. E’ un criterio, certo, e per tante questioni, anche estremamente importanti, insostituibile, ma per altre, soprattutto di natura esistenziale (brutta parola, lo so, anche per tanti amici atei, ma a me i problemi esistenziali sono, per ogni singolo individuo, i più reali, i più concreti, i meno idealistici, i meno metafisici che la mia esperienza – ormai annosa – mi ha convinto che esistano) si richiedono altri criteri di indagine. Assolutamente razionali… ma non solo i numeri si addicono alla razionalità. Questo per esprimere direttamente ciò che poi sta sotto ad ogni nostro giudizio e che tu hai premesso nel tuo intervento.

Per rientrare in tema. Scusa se insisto, ma mi snoccioli una serie di critiche rivolte a movimenti genericamente pacifisti (ambientalisti, terzomondisti, catastrofisti ecc.) che francamente non è che mi sconvolgono più di tanto, anche se fosse attendibile la vera e propria demonizzazione di cui le gratifichi, perché non credo siano loro – con tutti i limiti che anche tu in parte giustamente denunci – a mandare in malora il pianeta. Ed è inutile che mi snoccioli i nomi dai vari Gheddafi, Pol Pot, Stalin, Hitler e compagnia, se ti limiti a dire che bisogna, o bisognava, combatterli, come è ovvio, senza però ritenere indispensabile cercare di vedere come si possa evitare che ne sorgano altri, perché, in questo modo, eliminato uno ce ne sarà subito un altro in grado di trovare con tutti i mezzi quel consenso che gli permetterà di agire impunemente. E infine, proprio per evitare questo riprodursi, dovendo combatterli è assolutamente necessario, a seconda delle situazioni, vedere in che modo lo si fa, come è assolutamente necessario vedere chi e come, e perché, è delegato, o si autoassegna la delega, per combatterli. Questo è ciò che ritengono di dover fare quei movimenti che demonizzi; sicuramente più di una volta l’hanno fatto male, si sono mostrati arroganti, intransigenti, hanno preso dei granchi o non hanno capito la situazione… ma se non lo fanno loro chi altri lo fa? Forse i guardiani del mondo, che spesso sono una delle cause principali perché prosperino questi individui? Ma sicuramente questo è un terreno minato sul quale occorre procedere con i piedi di piombo… ciò che invece non fanno certo quanti di fatto hanno i mezzi per intervenire e intervengono.

Vedi, caro Laverdure, io sono stanco, sinceramente stanco, di tutto questo ‘realismo’, di questo invocare continuamente fatti, risultati, senza minimamente vedere poi di che fatti si tratta. Questo non è realismo, ed è molto più ‘idelaistico’ dell’idealismo che si dice di combattere. Perché, qual è il risultato?
Come accennavo nell’altro intervento, il risultato è un mondo che, con tutto lo sviluppo che può vantare non ha minimamente creato – a livello planetario, perchè questo, in un mondo globalizzato, è l’orizzonte entro il quale occorre muoversi – le condizione perché la violenza che ha caratterizzato i rapporti umani si sia in qualche modo allentata. Anzi. Io uso questo criterio per valutare se vero progresso c’è o non c’è stato. Questo è il ‘fatto’ che mi interessa più di ogni altro.

bruno gualerzi

Devo precisare un punto a proposito dei vari movimenti genericamente pacifisti. A parte gli altri limiti cui si accennava (e che non sarò certo io negare) quello maggiore per me è il fideismo di natura religiosa che spesso li anima, e che spiega certi fanatismi. Detto questo, ritengo però che il fideismo, quale che sia il modo di manifestarsi (in genere, al di là delle religioni vere e proprie, in tante ideologie, alcune palesi, altre meno evidenti ma più radicate), sia un male presente a tutti i livelli, sia nei paesi sviluppati che in quelli sottosviluppati. Più visibile ovviamente in questi ultimi, ma non meno diffuso anche negli altri. E più pericoloso perché viene camuffato in vari modi.

RobertoV

Laverdure, Gualerzi
Non si può parlare di II Guerra Mondiale senza parlare della I, per molti storici il periodo tra le due guerre è stato semplicemente una tregua.

Se avessero ascoltato i pacifisti la I Guerra Mondiale non sarebbe stata mai combattuta: i pacifisti (come Bertha von Suttner) evidenziavano proprio i problemi che si presenteranno nel giro di poche settimane dall’inizio, negati ed ignorati dagli interventisti (che non sono stati realisti), dai guerrafondai a cui, quindi, vanno addebitate le responsabilità. La I Guerra Mondiale non era inevitabile. Alla fine della I guerra i guerrafondai tedeschi addebitarono ai pacifisti la colpa di averla persa (considerati traditori), non si presero le colpe di averla causata e comunque continueranno a non ritenersi sconfitti perché non avevano perso sul campo, ma erano stati sconfitti da “tradimenti interni” e a non accettare le umilianti condizioni imposte dai vincitori.
La I Guerra Mondiale ha lasciato strascichi pesanti e cuasato enormi cambiamenti, enormi ferite che hanno poi facilitato il percosro verso la II Guerra Mondiale.
Cionostante Hitler ed i nazisti sarebbero rimasti un piccolo partito estremista se non vi fosse stata la crisi del ’29. Infatti ancora alle elezioni del ’28 hanno preso pochi voti e solo con quelle del 1930 c’è una grande avanzata elettorale. Dopo per arrivare al potere hanno avuto tutta una serie di aiuti, non certo dai pacifisti. Troppa gente, troppi poteri volevano la rivincita e chiudere la partita aperta dalla I Guerra Mondiale e spingevano in quella direzione.
Dubito che i nazisti si sarebbero fermati di fronte ad ostacoli più robusti, sin dall’inizio hanno lavorato per la guerra, tanto è vero che il boom economico tedesco del 1935-36 è proprio dovuto al riarmo.

francesco s.

Se è per questo anche la II guerra mondiale ha lasciato strascichi ancora oggi con la creazione di uno stato ebraico in medio oriente a partire da ex possedimenti coloniali inglesi, quando sarebbe stato più logico crearlo in Europa essendo l’Europa dell’Olocausto, creando così un nuovo teatro di guerre inevitabili.

bruno gualerzi

@ RobertoV
Non dovevi chiamarmi in causa assieme a Leverdure per esporre la tua tesi sulla questione del legame inscindibile tra I e IIGM 🙂
In realtà mi ha fatto naturalmente piacere trovare una analisi ben argomentata (a parte alcuni punti, in fondo marginali, sui quali divergiamo) sull’argomento. Con inoltre un riferimento al pacifismo che si oppose alla IGM che per me riguardava soprattutto la posizione di certi socialisti, con punta avanzata quel Jean J aurés che venne assassinato da un nazionalista per la sua opposizione al conflitto…anche se poi – salvo le solite eccezioni – il movimento socialista fu travolto dall’ondata nazionalista con – sul fronte italiano – il voltafaccia a 360° del massimalista Mussolini pronto a sfruttare la situazione.
Non se poi ne trai le conseguenze di carattere più generale circa il ruolo delle guerre a proposito delle quali ho dibattuto con l’amico Leverdure… ma per la mia tesi è sempre un ottimo argomento.

RobertoV

Gualerzi
Visto che sembrava una discussione a due mi sono riferito ad entrambi …..
Anch’io sono un ingegnere come Laverdure ed amo cifre e statistiche e mi ritengo un realista e pragmatico, ma cifre e statistiche vanno analizzate ed evidentemente si possono dare significati diversi.
Mi ricordo ai tempi della guerra fredda un intervento di un ingegnere che cercava di dimostrare la fattibilità di una guerra nucleare limitata (tattica) in Europa che avrebbe causato “solo” 4 milioni di morti. Evidentemente anche i vari regnanti ragionavano in questi termini alla vigilia della I Guerra Mondiale, ma i risultati sono stati ben differenti.

Condivido alcune critiche di Laverdure a pacifisti e ambientalisti, ma non per denigrarli o considerarli dannosi, ma perchè siano più efficaci.
Criticare i pacifisti senza porsi le stesse domande sui guerrafondai è un modo scorretto di affrontare il problema.

A cosa hanno portato i guerrafondai, gli interventisti? Quali problemi hanno risolto ed invece quali problemi hanno causato?
Per esempio al di là dell’esempio della I Guerra Mondiale, l’intervento in Irak quali problemi avrebbe risolto? O ne ha creati di peggiori dando il potere agli sciiti contro i sunniti?
I vari interventi in Afghanistan quali problemi avrebbero risolto?

Mi risulta che quelli dell’ISIS siano stati finanziati dall’Arabia Saudita, ma che siano sfuggiti al loro controllo ed adesso l’Arabia Saudita appoggia la guerra contro di loro (eppure sembra che oltre il 90% della popolazione di quella nazione sia favorevole all’ISIS). Bei risultati!

Laverdure

@RobertoV
“..anche i vari regnanti ragionavano in questi termini alla vigilia della I Guerra Mondiale, ma i risultati sono stati ben differenti.”
E’ la verita,ma e’ solo parte della verita.
C’e anche la verita che il motto “pace ad ogni costo” di Neville Chamberlain messo in pratica Monaco nel 1938
porto’ anch’esso a risultati poco lusinghieri.
Come pure l’atteggiamento di Jimmy Carter riguardo alla Scia’in nome dei diritti umani,o la sua opera di mediazione “conciliante” verso la Corea del Nord,nopn hanno portato risultati entusiasmanti
Come pure che l’intervento della NATO nel Kossovo ha messo fine (tardivamente) ad una situazione di sangue e violenze decennali, e che l’operazione “Desert storm”
fu anch’essa un successo.
Come in tutte le cose, seguire ciecamente o fanaticamente la stessa linea di condotta in qualunque situazione,senza tener conto delle diverse circostanze,
ci esime dalla fatica di pensare,e il “politicamente corretto” ci offre un comodo scaricabarile delle nostre resposabilita,ma
porta fatalmente a grossi insuccessi.

Laverdure

@Bruno Gualerzi
“..del ‘male minore’… un criterio che può valere per altre questioni, ma non quando di mezzo ci sono vite umane;” ”
Sfortunatamente il piu’ delle volte ( se non sempre),la scelta non e’ tra vite umane e puri interessi economici o astratte questioni di principio, ma tra evenienze che comportano tutte quante sangue e violenze.
Per fare un solo esempio basti pensare al “ricatto” dell’ Isis ai danni dei paesi europei ,fondato sulla minaccia,poi attuata,della decapitazione di ostaggi.
La scelta era tra la morte di un povero disgraziato senza colpa o la totale perdita di credibilta di una nazione intera sul piano internazionale,che alla lunga aumenterebbe ancora di piu’ il rischio di attacchi in piu’ grande stile e quindi di vittime.
Per me la scelta era obbligata .
Naturalmente ognuno puo’ pensarla come vuole.

diana

l’identità (quando si rivendica l’appartenenza a questo e a quello come se fosse qualcosa di assoluto e irrinunciabile) può diventare un problema.
Per prima cosa, abbandonerei tutti i culti (ideologici, geografici, psicologici, religiosi o altro) identitari, quando diventano “la cosa” in cui ci si riconosce assolutamente e da cui si fanno derivare comportamenti e giudizi. (Anche l’ateismo, quindi.)
Sarei per un dilettantismo identitario: sono un po’ così, un po’ cosà, chi lo sa, staremo a vedere, ci proviamo.
Purtroppo, però, arriva sempre il momento in cui bisogna prendere una posizione se si vuole sopravvivere, ma lo si potrebbe fare su quello specifico tema e in quel particolare caso, senza costruirci sopra una narrazione identitaria troppo costrittiva.

diana

comunque concordo con chi scrive – qui sopra – che le ragioni delle guerre in corso sono di carattere economico-politico o tribale.
La religione è usata solo nella comunicazione e nel marketing delel guerre, per lo più.

bruno gualerzi

@ diana
“comunque concordo con chi scrive – qui sopra – che le ragioni delle guerre in corso sono di carattere economico-politico o TRIBALE.”

Ho sottolineato questo ‘tribale’ in quanto – a mio parere – in qualche modo smentisce, o comunque corregge, il resto, perchè quando scoppia una guerra… quali che ne siano i motivi (nell’immediato in genere sicuramente si tratta di motivi economico-politici, per rivendicazioni di questa natura)… è poi la dimensione tribale che la rende veramente possibile, veramente combattuta per uccidere o essere uccisi, con quel che ne consegue. E la mentalità religiosa non consiste solo – come in questo caso – nell’estremismo islamico, ma in una dimensione ‘tribale’, appunto, cioè nel prevalere di una cultura-magico religiosa, che è ancora ben presente anche nelle civiltà più avanzate. Per cui la religione (sempre ‘tribale’ nella sua essenza) costituisce tutt’altro che una ‘copertura’ ideologica, ma il terreno sul quale le guerre, condannate più o meno da tutti, continuano però a scoppiare.

Concordo in generale su quanto affermi a proposito dell’identarismo (quello ateo compreso)… ma è proprio questo che dà alimento – ripeto, quale che ne siano i motivi ‘concreti’ – alle guerre.

RobertoV

La religione è un “instrumentum regni”. Regolarmente dai sostenitori delle religioni ne viene evidenziato l’aspetto positivo di controllo del popolo e di tutela degli interessi di governo, senza, però assumersi le responsabilità di ciò che è stato fatto o viene fatto dai vari governi. Cioè prima si evidenzia lo stretto legame, ma poi ci si vuole distanziare dai crimini commessi come se la religione non centrasse niente e sia stata usata a sproposito, cioè vogliono prendersi i vantaggi di tale sistema, ma non le colpe. Troppo comodo!

Le religioni quindi, facilitano il compito dei governi nel dividere (noi contro loro), nel motivare il popolo e nel tutelare i propri interessi e del governo.
Anche i musulmani sono divisi, come i cristiani, in diverse confessioni e combattono tra di loro, nel caso specifico sunniti contro sciiti, gli alaviti sembrano più tranquilli.

diana

l’identità è il vero razzismo, oggi.
Pensa solo ai Bright di Dawkins. Presuppone che dall’altra parte ci siano di dumb….

Suppongo che da una qualche altra parte ci siano i Dumb…

Comunque mi intruppo identitariamente anch’io, da romana, al grido di Dàje lupi!

Francesco s.

Non credo sia l’identità a essere il vero razzismo. Io sono italiano e ne vado abbastanza fiero (nonostante tutto), sono anche un razionalista e ateo e ne vado abbastanza fiero, queste sono tutte mie identità. Il razzismo sta nel credere che determinate identità culturali ed etnicniche siano superiori ad altre e che quelle ritenute inferiori debbano essere eliminate in quanto corruttrice.

gmd85

@diana

Ma dai, questa generalizzazione è indebita. Innanzitutto, quale identità? Per rispondere anche all’altro commento, l’identità è multifattoriale. Ci si può riconoscere di più in un fattore che negli altri, ma ciò non basta a essere tacciati di razzismo. Hai generalizzato anche sui bright.

Giorgio Pozzo

Pensa solo ai Bright di Dawkins. Presuppone che dall’altra parte ci siano di dumb….

Per niente. Io sono iscritto da anni al forum dei Brights, e posso dire che sono stati scritti fiumi di critiche (esterne) che sono state sempre spiegate accanitamente. Concetto di una semplicità tanto disarmante quanto aliena da ideologia o identitarismo.

Senza contare che nel forum ho trovato della gente interessantissima ed ho partecipato a discussioni molto profonde, che sfidavano il numero limitato di neuroni del mio encefalo. Questa gente comunque è tutt’altro che settaria o tribale (provengono da ogni parte del mondo): possiedono, nella media, un’apertura mentale che in Italia rimane un miraggio tipo fata morgana.

L’idea del “Bright” è semplicemente quella di utilizzare una parola che abbia una connotazione positiva, in sostituzione di tutte quelle parole negative (come ad esempio “ateo”, o “non-credente”) che fanno inevitabilmente pensare, da secoli, ad una negatività e ad una carenza sia etica che filosofica, o politica; quindi, dispregiativa. In aggiunta a ciò, bisogna considerare che l’altro vantaggio del termine positivo” è il suo ampio spettro di copertura: non c’è bisogno di tre lettere, come le AAR di UAAR, ma basta un concetto solo, che è quello della prospettiva “naturale” del mondo, contrapposta ad ogni concetto di “soprannaturale”.

E’ quindi proprio il contrario di quello che parrebbe a prima vista: siamo nel terzo millennio, e ancora abbiamo dei babbioni (anche alla televisione, e nessuno se ne scandalizza) che parlano degli atei come dei “senza dio”, cioè, per una specie di antonomasia, dei “senza senso morale”. Se uno mi giudica negativamente estrapolando la negatività puramente semantica di certi termini, come minimo mi sta criticando basandosi su un grezzo pregiudizio. Allora, permettetemi, questo sì che è un vero “Dumb”, e si becca lui il disprezzo che voleva proditoriamente riversare addosso a me.

Alla faccia delle buone religioni, quelle dei “con dio” contrapposti da millenni ai “senza dio”. Se “con” è positivo e buono, è allora ovvio che “senza” sia carente e negativo.

PS: quando la Roma gioca contro la Juve, anche io grido daje lupi! :mrgreen:

bruno gualerzi

@ Giorgio
“A-teo’ = ‘senza dio’…e senza tutto ciò che dio ha rappresentato e continua a rappresentare per l’uomo, cioè tutta una serie di vincoli autoimposti… quindi ateismo = libertà. E la libertà consiste sempre nel liberarsi da ciò che la impedisce. Non vedo niente di negativo, anzi!
‘Naturale’ invece che ‘soprannaturale’? Ma cosa si intende propriamente per ‘naturale’? Chi condanna gli omosessuali – ad esempio – lo fa perché ritiene che vadano… conto natura!

Engy

Bravo Giorgio, hai detto cose interessanti e giuste.
P.S. La fede calcistica invece viene spesso trattata a rovescio e ci sono certi babbioni o certi snobbini che criticano le persone che ce l’hanno.
Io pure, che quasi detesto il calcio, critico molti tifosi, pur non essendo nè babbiona nè snob, ma sono convinta che tu sia non un tifoso ma un amante del calcio, e con sale in zucca 🙂

bruno gualerzi

Giorgio, mi raccomando, non fidarti di questa Engy, è – come si dice – una ‘fraschetta’. Pensa che ha rivolto complimenti perfino a me… 🙂

Engy

Ma cosa dici Bruno, una fraschetta ???
Io sono una ragazza serissssssima! 🙂

gmd85

@E.n.g.y

Io sono una ragazza serissssssima!

Con tutte quelle esse? Pensa se non lo fossi…

Giorgio Pozzo

Non vedo niente di negativo, anzi!

Certo Bruno, perchè tu non sei un babbione. :mrgreen:

chi condanna gli omosessuali – ad esempio – lo fa perché ritiene che vadano… conto natura!

Infatti, l’omosessualità, come la gravitazione, o l’elettromagnetismo, o la chimica organica, è un fenomeno perfettamente naturale.

Giorgio Pozzo

sono convinta che tu sia non un tifoso ma un amante del calcio

Infatti ci sei andata vicino. Non sono affatto un tifoso, e neanche propriamente un amante del calcio, ma, essendo un tecnico, mi piace il calcio per motivi “tecnici”. Anzi, per i suoi aspetti “tecnici”. Ma mi piace anche il rugby. E, comunque, da bravo torinese, sono contento quando la Juve perde.

E anche per via di quello che mi faceva notare un collega inglese: il calcio è lo sport di squadra più versatile e popolare, in quanto possiede l’interessante caratteristica di potre essere giocato da chiunque, a qualsiasi livello.

E poi, uno con il mio cognome… non può che essere sia granata che “tecnico”. 😉

bruno gualerzi

@ Giorgio
“Infatti, l’omosessualità, come la gravitazione, o l’elettromagnetismo, o la chimica organica, è un fenomeno perfettamente naturale.”

Certo che è un fenomeno naturale… ma, come vedi, non per tutti la natura è la stessa. E mentre se usi il termine ‘a-teo’ come negazione di ‘teo’ un credente non potrà mai sostenere che per lui ‘ateo’ non è necessariamente la negazione di ‘teo’… lo stesso credente potrà invece sempre dire che per lui ‘naturale’ e ‘soprannaturale’ non sono uno la negazione dell’altro. Detto in altro modo: ‘ateo’ per un credente – quale che sia il giudizio che ne dà – sarà comunque sempre un concetto negativo, mentre ‘natura’ – ovviamente per come lui la interpreta – non ha niente di negativo.
Tutto questo per amor di tesi, sia chiaro… perchè sono poi altri, più significativi, formulati in varie occasioni anche sul blog, i motivi che mi portano a preferire il termine ateo a qualsiasi possibile sinonimo… se non relativamente a determinati caratteri per cui, per me, ateo è sinonimo di libero pensatore e di un certo modo di intendere l’anarchismo, ma perché li contiene, non lo sostituiscono. Così come ‘contiene’, nel senso che li rappresenta al meglio, tutti i fenomeni di fideismo anche non necessariamente religioso.
Ho solo dei dubbio nel merito: quando si parla di ‘fede’ nel Toro 🙂

Diocleziano

bruno gualerzi
Dovremmo applicarci maggiormente per far comprendere che l’impressione
negativa del vocabolo ATEO non è dovuta alla ‘A’ privativa, bensì a TEO.

benjamin l'@sino

“Uccidere in nome di Dio è un sacrilegio”

Già, perché a voler ammettere l’esistenza di qualsivoglia divinità occorrerebbe anche ammettere che il più grande assassino è la divinità stessa. Blasfemia? Per nulla. In ogni religione “che si rispetti” il dio di turno infligge la vita e con essa la morte. Non è un’opzione, è un assunto implicito nelle cose così come ci vengono raccontate.

Ma…

Ho una brutta notizia anche per noi atei. Chiunque infligga la vita, comprende con essa la morte. E’ dunque, alla fine, la causa unica della morte della propria stessa discendenza. Ciò chiamasi tecnicamente assassinio o omicidio. Ci pensino gli aspiranti genitori, perché troppe volte si sorvola su questo dato di fatto. Le conseguenze sono sempre tragiche e coinvolgono persone che, prima della loro scelta, non esistevano e non potevano dunque morire.

Ognuno è responsabile di fronte alla propria coscienza. E di fronte ai propri figli.

MetaLocX

Con l’importante differenza che, quantomeno, l’ateismo non si basa su testi sacri in cui, in maniera spesso oscura, c’è scritto tutto e il contrario di tutto.

E con l’importante differenza che sull’ateismo non si riversano pretese di rispondere o essere fonte di morali o verità assolute. laicamente, la morale dipende dalla persona.

bardhi

Per quanto riguarda la cosi tanta apprezzata “tolleranza religiosa” del Albania, Bergoglio invece di dire le cose come stano si è nascosto dietro: “che ha sofferto per un terribile regime ateo”.
La malattia di quel paese è la divisione religiosa della popolazione; 3,5 milioni di abitanti con ben 4 religioni diverse (cristiana ortodossa, cattolica, musulmana sunnita e bektashi) è la tolleranza religiosa non è una conseguenza diretta della natura tollerante di queste religioni, bensì un mix di fattori che hanno fatto si che gli albanesi fin ora sono stati poco propensi al fanatismo religioso di massa. Ma gli albanesi lo sanno bene quanto li è costato questo “arricchimento religioso”; che iniziarono con il massacro da parte delle truppe di Skanderbeg, dei albanesi musulmani che non accettarono di riconvertirsi, alla migrazione di massa in Grecia dei albanesi cristiani ortodossi, alla divisione permanente fra famiglie di fede diverse, niente matrimoni misti, feste comune, luoghi di preghiera comuni, città divisi in quartieri di appartenenza religiosa ect, ect. Fu proprio sotto quel “terribile regime ateo” che gli albanesi cominciaro a mischiarsi, invece adesso con tutti gli investimenti mediatici e in denaro dei paesi del golfo, del patriarcato ortodosso greco e del vaticano, il divario sta crescendo di nuovo.

sin night

Quello delle “religioni di pace” è uno degli argomenti su cui faccio più fatica a prendere una posizione.

Alla luce di quel che hanno predicato e predicano le religioni, delle violenze perpetrate nei secoli e della propensione fortemente identitaria delle religioni, per me è decisamente ovvio che il concetto di “religioni di pace” sta in piedi (casomai si può parlare di “persone religiose che vogliono la pace”, che certamente esistono così come, ahimé, esistono le “persone religiose che non vogliono la pace”). MA, allo stesso tempo, sento che potrebbe essere una buona idea sostenere il concetto di “religioni di pace”, specialmente se a portarlo avanti ci sono anche i capi religiosi. Non certo perché io ci creda, ma per semplice opportunismo: mi sembra uno strumento utile per tenere a bada e/o sottrarre terreno alle teste calde, ai violenti (anche se non so quanto sia realmente efficace… ma se, per assurdo, il Papa affermasse che la religione prevede anche l’uso della violenza, non ho dubbi che la situazione degenererebbe).

Questa è una cosa su cui sono molto combattuto: opportunismo (motivato razionalmente!) oppure razionalismo fino in fondo, anche se diventa scomodo? Messo in termini più concreti: è accettabile per un non credente (che si auspica il superamento di tutte le religioni) usare, in modo macchiavellico ed in via del tutto eccezionale, la religione come strumento di potere, se si tratta di tentare di placare i credenti violenti (o, almeno, ridurre il loro “fascino” sugli indecisi)? Vale la pena mentirsi sulle religioni di pace?

gmd85

No, direi che in questo modo ci si limita ad aggirare il problema, un po’ come mettere la polvere sotto il tappeto.

diana

scusate ma qualcuno ha letto i titoli della prima pagina del corriere online, stasera
la seconda riga di un titolo su Papa e Famiglia diceva:
in un tweet: Dio indichi la via

Diocleziano

Vedrai che la via che indicherà dio è proprio la stessa che aveva in mente anche il Banale.

alessandro pendesini

A proposito di Cultura :
« Le scoperte scaturite dalle neuroscienze e dalla psicologia sperimentale hanno significativamente modificato le idee tradizionali sulla nostra natura. Si è scoperto che non siamo del tutto buoni, né mediantemente cosi intelligenti come farebbero ritenere i risultati raggiunti, e tanto meno razionali quando prendiamo decisioni nel contesto della quotidianità. Si è visto che le emozioni giocano un ruolo importante e che l’educazione è essenziale, anche se non sufficiente, per tenere a bada impulsi egoistici e antisociali.
Ormai queste cose, è vero lo sanno anche i sassi. Ma continua a ignorarle la maggior parte degli intellettuali e dei politologi. Nonché i politici che impongono a tutti i cittadini, alla faccia della Costituzione vigente e dei suoi principi, proprio quei valori che le gerarchie cattoliche dal loro punto di vista giudicano « non negoziabili ». Queste operazioni, purtroppo, funzionano in quanto la nostra mente limitata ricerca naturalmente autoinganni collettivi e illusioni sociali per far fronte al peso psicologico dell’incertezza. Ben consapevoli de fatto che l’unico antidoto inventato della cultura per superare l’autoinganno e l’illusione è l’educazione scientifica.»….Questo è un commento copiato de un libro che ho letto. L’autore ( vi lascio indivinare il nome..) mi fa pensare che in Italia (ma non solo) esistono persone che utilizzano il cervello per commentare, ragionare….e altre le meningi o magari anche la spina dordale ! -Peccato che certi scienziati, docenti ma forse anche autodidatti italiani (che scopro grazie all’UAAR) non siano tradotti in altre lingue, inglese, francese ecc… !
P.S. Sembra pero’ che su questo sito ci sia (sovente) un solo tipo di « cultura » ripetitiva specifica (non credo siano necessari degli esempi), letteraria e/o filosofica. Articoli sull’astrofisica, cosmologia, fenomenologia, neuropsicologia, intelligenza e « razionalità » umana, libero arbitrio, coscienza ecc.., sono più che rari…. Questo mi fa pensare che la cultura scientifica è sovente considerata da certi come un « sottoprodotto » che puo’ -o potrebbe- interessare gente « elitista », snob o che si « masturbano il cervello » …A torto ?

bruno gualerzi

“Questo mi fa pensare che la cultura scientifica è sovente considerata da certi come un « sottoprodotto » che puo’ -o potrebbe- interessare gente « elitista », snob o che si « masturbano il cervello » …A torto ?”

Spero con questo tu non ti riferisca a me… anche se ne ho un fondato sospetto. Comunque, una volta per tutte: la contrapposizione tra la cosiddetta cultura scientifica e la cosiddetta cultura umanistica è un falso problema, che può appassionare solo più o meno fanatici sostenitori dell’una o dell’altra. Ciò non toglie che ci si possa sentire più portato, e più a suo agio, con certi temi espressamente scientifici oppure espressamente umanistici (per me i temi esistenziali)… ma sarebbe piuttosto poco aperto mentalmente chi sostenesse che i suoi sono i soli validi. Diversi, non c’è dubbio, ma pur sempre prodotto dell’uomo che pensa.

bruno gualerzi

Completo. Entrambi sono ‘cultura’ allo stesso identico titolo. E la stessa questione credo possa essere affrontata con la stessa legittimità e dignità culturale sia scientificamente che… sì, certo, e sono stanco di dover sempre difendere questa forma di speculazione… filosoficamente! Entrambe possono produrre sapere, vero sapere! Utile come è sempre utile qualsiasi sapere.

Francesco s.

Una volta molto più di adesso le 2 culture si confondevano, Leibnitz, Galileo, Cartesio, anche Leonardo da Vinci.

Attualmente ci sono anche Dawkins e il nostro Odifreddi, entrambi vengono dal mondo della scienza ma sono rimasti affascinati dalla cultura umanistica.

alessandro pendesini

L’unico modo per valutare cio’ che è valido dal resto è possibile solamente tramite la metodologia scientifica ! La neuroscienza ha dimostrato -e continua a dimostrare- quanto siano « fragili » le nostre sacrosante «convinzioni » ! Ad esempio, quando una persona è convinta di potere decidere liberamente… Prova a chiedere al tuo cervello smettere di pensare a certi avvenimenti sgradevoli o altri, e dimmi se ti da retta….Prova informarti come si comporta e crede una persona affetta da anosognosia, o una che ha subito la callosotomia (split brain), ma anche il paradosso decisonale in particolare quello riferito all’etica…Potrei continuare e riempire diverse pagine sulla « razionalità » o illusione umana ! ma che non possiamo evitare poiché risponde ai nostril desideri i più incoercibili, biologici e esistenziali…
Per cio’ che riguarda la nostra attenzione al terrorismo (sovente eccessiva e/o amplificata da chi ne trae prifitti), una minaccia rovente, visibile, rumorosa, produttrice d’immagini ed emozioni. Dobbiamo sapere che le vittime del terrorismo -tutto sommato- sono relativamente poche particolarmente in Occidente, ma se ne parla molto e continuamente, quando invece i drammi correlati al crimine organizzato e dalla Finanza -sovente invisibili, silenziosi e tinti di un certo cinismo- causano molte più vittime, disagi e malessere a miliardi di persone ! Ma di questo, molto stranamente, se ne parla ben poco o in modo superficiale…
P.S. Più una realtà è semplice, evidente e chiara, meno si vede. La chiarezza e la luminosità della visibilita accieca…Niente di più fragile della facoltà umana di ammettere la realta, di accettare senza alcuna riserva l’imperiosa prerogativa di cio’ che deve o dovrebbe essere considerato « reale »…
-L’impressione che ha il soggetto umano di dirigere i suoi pensieri è pura illusione (inoltre non unica !). Tutti i contenuti dei nostri pensieri e/o sensazione sono soggettivi, insisto sul TUTTI ! Il potere della scienza consiste nella sua capacità di verificare con la sua rigorosa ed efficace metodologia, cio’ che puo’ (o potrebbe essere) coerente in un grand numero di soggettività individuali. La macchina biologica più complessa della Terra non puo’ sottrarsi dalla sua animalità, e neanche al fatto che il suo pensiero non è altro che il prodotto dei suoi circuiti neuronali !

bruno gualerzi

@ Feancesco s.
“Attualmente ci sono anche Dawkins e il nostro Odifreddi, entrambi vengono dal mondo della scienza ma sono rimasti affascinati dalla cultura umanistica.”

Non si tratta tanto di fascino (anch’io, che preferisco trattare temi cosiddetti ‘umanistici’, sono affascinato da certe scoperte della scienza, e credo di capire – mi riferisco a Odifreddi – il godimento estetico che può provocare una brillante soluzione di un problema matematico), ma di sapere nel pieno significato della parola. Per quanto mi riguarda, al di là del fascino, e senza essere scienziato, interessa – per esempio – riflettere sul ruolo sociale della scienza, sul suo valore conoscitivo , sulla importanza del metodo scientifico, sulla sua applicazione, su cosa può essere applicato e su cosa no, eccetera…
e ritengo tutto ciò un uso della ragione potenzialmente in grado di produrre sapere a tutti gli effetti.

bruno gualerzi

“L’unico modo per valutare cio’ che è valido dal resto è possibile solamente tramite la metodologia scientifica !”

Amen e così sia!

bruno gualerzi

Domanda ingenua. Come si fa, tramite la metodologia scientifica, valutare se – per esempio – un determinato comportamento è valido moralmente o no?

Engy

I don’t know …
Piuttosto Bruno, tu lo conoscevi il significato di “anosognosia” ?
Io no, suona pure un po’ scurrile direi, dimmi che non lo conoscevi neanche tu, pregoti! 🙂

bruno gualerzi

@ Engy
Ti rispondo solo perchè mi hai ‘pregotato’.
Non lo so (ma si può sempre cercare su internet)… e – qui ritorno serio – in ogni caso non me ne vanto.
Con ciò non intendo insinuare che tu te ne vanti, ma che – legittimamente – ti ha suggestionato il suono del termine.

(Però adesso basta, perché – non tanto per questi scambi utilmente rilassanti – si sta andando troppo fuori tema, e giustamente la moderazione potrebbe cancellare tutto!)

alessandro pendesini

o ….Domanda ingenua. Come si fa, tramite la metodologia scientifica, valutare se – per esempio – un determinato comportamento è valido moralmente o no?….
@Bruno
Il comportamento etico prevede la condivisione convenzionale di alcune “regole” o “valori”, che sono pero’ in continua evoluzione, discussione e revisione, esattamente come le teorie scientifiche, mai definitive e ancora meno assolute… Non c’è bisogno di assumere che le regole o valori morali o etici siano oggettivi, reali o naturali, e ancora meno universali ! Non vedo un « centro morale » nel nostro encefalo e neanche un sistema morale come tale !
“Se riuscissimo a guadagnare un euro uccidendo qualcuno dall’altra parte del mondo con il semplice tocco di un pulsante, alla fine della settimana, saremmo tutti (o quasi !) milionari in Vienna” (Freud dixit). Per dirla più brevemente: l’uomo acquisisce alla nascita una morale da “campanile”, variabile secondo i luoghi ed etnie.
P.S. :Nella prospettiva dell’etica evolutiva a diversi livelli, non può -e potra-esistere una definizione unica ed esclusiva del bene.

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